«Tanto sono sublimi e maestosi che nulla più»

La didattica dell’architettura all’Accademia di Belle Arti di Venezia ai tempi di Giacomo Quarenghi

Evento inserito all’interno delle Celebrazioni del bicentenario della morte di Giacomo Quarenghi sotto l’egida dell’Osservatorio Quarenghi di Bergamo

Accademia di Belle Arti di Venezia Magazzino del Sale n. 3 - 15 dicembre 2017 - 28 febbraio 2018

Mostra progettata e realizzata da Accademia di Belle Arti di Venezia, a cura di Alberto Giorgio Cassani con la collaborazione di Angela Munari ed Evelina Piera Zanon. Con la collaborazione di: Gallerie dell’Accademia - Soprintendenza archivistica e bibliografica del Veneto e del Trentino Alto Adige - Contributo di Intesa San Paolo

Sede - Accademia di Belle Arti di Venezia, Magazzino del Sale n. 3 - Dorsoduro 264 (Zattere), Venezia - Date/orari - Apertura dal 15 dicembre 2017 al 28 febbraio 2018 Ore 11:00-18:00, chiuso il martedì Ingresso libero - Info: Tel. +39 041 2413752

 

Nell’ambito delle Celebrazioni del bicentenario della morte di Giacomo Quarenghi, l’Accademia di Belle Arti di Venezia, diretta dal Prof. Giuseppe La Bruna e presieduta dalla Dott.ssa Luana Zanella, dedica una mostra alla didattica e alla vita culturale della Scuola d’Architettura dell’Accademia tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, influenzata dall’opera del celebre architetto bergamasco e partecipe, nel nome di Palladio, a quel movimento che unì illustri architetti, intellettuali, docenti e grandi personalità della cultura e delle istituzioni. La mostra è a cura di Alberto Giorgio Cassani, con la collaborazione di Angela Munari ed Evelina Piera Zanon. La mostra si sviluppa lungo un percorso costituito complessivamente da 14 teche dove per la prima volta sono esposti al pubblico i preziosi materiali didattici di quel periodo, conservati dall’Accademia veneziana. Complessivamente i disegni esposti sono 73.

I DISEGNI DEL QUARENGHI

Tre sono le teche dedicate alQuarenghi contenenti 20 disegni: Giacomo Quarenghi, il “Canaletto” dell’architettura; Un maestro nel disegno delle planimetrie; L’architettura celebrativa. Soprattutto grazie alla volontà del suo Presidente Leopoldo Cicognara e del Segretario Antonio Diedo, l’Accademia acquistò nel 1824,a scopi didattici,602 disegni di Quarenghi (che si aggiungeranno a quelli già acquisiti nel 1822). Oltre che arricchire il patrimonio artistico dell’Istituzione veneziana, le vedute, i capricci e i progetti architettonici di Quarenghi dovevano soprattutto servire alla didattica e alla formazione degli allievi, in particolare a quelli della Scuola di Architettura, quali perfetti esemplari del “buon gusto”, contribuendo così all’ammodernamento della Scuola, prima della svolta neogotica avvenuta poi con Pietro Selvatico. Degli oltre 600 fogli originari, oggi, nel Fondo storico dell’Accademia, se ne conservano venti (due, non esposti in mostra, dati temporaneamente alle Gallerie per la loro prossima mostra, sono sostituiti da due prestati dalle Gallerie). La riduzione del fondo avvenne con la separazione istituzionale tra scuola e museo, decisa dallo Stato italiano nel 1882, che sancì che i dipinti e i disegni antichi confluissero nelle collezioni delle Gallerie. Nel 1983 ci si accorse che non tutti i disegni erano stati consegnati e si provvide dunque a farlo; ma, evidentemente, i disegni di Quarenghi volevano restare in qualche modo nella loro vecchia sede e se ne rimasero, appunto, “dimenticati in un cassetto”, quella ventina. Che la cosa fosse stata del tutto frutto del caso, lo dimostra il loro carattere composito.

DOCENTI E ALUNNI FAMOSI

Tra i lavori di docenti e di alunni famosi dell’Accademia, una teca è dedicata a Giannantonio Selva, amico fraterno di Quarenghi; altre figure di spicco presenti sono Lorenzo Santi, ancora poco studiato, Francesco [Wcowich] Lazzari, Luigi Trezza e Antonio Diedo, Segretario per quarant’anni, una delle figure centrali dell’Accademia veneziana, con il presidente Leopoldo Cicognara, della prima metà dell’Ottocento.

I CONCORSI

Cinque teche sono dedicate ai Concorsi di Architettura, in particolare: I temi e le prove; Dai primi anni fino al Settecento; Dalla fine del Settecento all’Accademia riformata (1807); Tra fedeltà ai modelli e scelte personali; L’influsso di Quarenghi e la fine di un’epoca. Infine, due teche sono dedicate all’Alunnato romano dell’architetto Filippo Antolini.

DALL’ANTICA BIBLIOTECA

Un ampio tavolo esibisce alcuni trattati d’architettura e testi tratti dalla preziosa Biblioteca dell’Accademia che ebbe un ruolo centrale nella didattica grazie a Leopoldo Cicognara. I volumi di architettura, di prospettiva e di antichità greche e romane provenienti dai fondi librari dei monasteri soppressi di San Michele in Isola e dei padri domenicani alla Zattere, detti Gesuati, furono impiegati dagli studenti come oggetti di studio e di ricerca, ma ancor più come modelli da cui attingere e su cui potersi esercitare. Alcuni documenti, inoltre, testimoniano come l’Accademia fosse una grande officina editoriale, in cui docenti e alunni partecipavano a grandi imprese intellettuali.

INSTALLAZIONI MULTIMEDIALI

Completano la mostra un’installazione multimediale e video che illustrano il contenuto della mostra e alcune fasi del restauro dei disegni.

L’ALLESTIMENTO E GLI STUDENTI DI OGGI

L’allestimento e tutti i materiali della comunicazione sono frutto di un lavoro che ha visto protagonisti gli odierni studenti, coordinati dal docente Gaetano Mainenti. La mostra dunque è un’ulteriore occasione di approfondimento didattico dell’attiva Accademia veneziana che mette in diretto contatto gli studenti di oggi con quelli del passato e con i visitatori della mostra.

CONTRIBUTI

All’ideazione della mostra, oltre al curatore e alle collaboratrici, hanno contribuito in modo decisivo tutti gli altri membri del Fondo storico dell’Accademia (proff. Francesca Di Gioia, Diana Ferrara e Marina Manfredi), con l’aiuto determinante della dott.ssa Chiara Gasparini e del prof. Gaetano Cataldo; la sua realizzazione, invece, è stata possibile grazie al fondamentale lavoro dei proff. Gaetano Mainenti, Mauro Zocchetta e Giulia Buono, coadiuvati dall’Ing. Francesco Mattiazzo e dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Il restauro dei disegni è stato realizzato dalla dott.ssa Luana Franceschet.

CATALOGO

Il catalogo comprende testi di Alberto Giorgio Cassani, Gaetano Cataldo, Elena Catra, Francesca Di Gioia, Marina Manfredi, Lara Marchese, Katia Martignago, Angela Munari, Valeria Poletto, Sara Rago, Evelina Piera Zanon. L’uscita è prevista per l’inizio del prossimo anno, edito da Silvana Editoriale.

Giacomo Quarenghi, Kaffeehaus, prospe􀆩o principale, s.d., ma_ta, penna e inchiostro, acquerello su carta, mm 260 × 370, Accademia di Belle Ar_ di Venezia, Fondo storico, inv. 1324 Filippo Antolini, Collegium Mercatorum, iconografie ed ortografie esterna ed interna del faro, 1812-1813, ma_ta, penna e inchiostro, acquerello su carta, mm 629 × 1015, Accademia di Belle Ar_ di Venezia, Fondo storico, inv. 1233

GIACOMO QUARENGHI NOTE BIOGRAFICHE

Giacomo Quarenghi (Rota d’Imagna, Bergamo, 21 settembre 1744 - San Pietroburgo, 2 marzo 1817), può essere considerato uno dei primi “cervelli in fuga” del nostro paese. Dopo aver abbandonato gli studi giuridici e filosofici per la pittura, recatosi a Roma per perfezionarsi in quest’arte, si accorge ben presto del suo amore per l’architettura. Ma i suoi insegnanti non sono di un livello tale da fargli intravedere la possibilità di «giungere a procurarsi un nome fra i sapienti» e si convince di dover «cambiar cammino». La svolta avviene nel 1778 quando l’agente russo Johann Friedrich Reiffenstein individua in lui e nell’amico Giannantonio Selva i due architetti ideali richiestigli dal barone Friedrich Melchior Grimm per conto della zarina Caterina II di Russia. Se Selva declina l’invito per il suo attaccamento all’amata Venezia (egli diventerà una delle “colonne” portanti dell’Accademia di Belle Arti), Quarenghi accetta con entusiasmo. Da lì in avanti la sua fama riverberà in Italia e in Europa dalle terre della grande madre Russia. Quarenghi, però, rimarrà sempre legato in special modo alla città dove era vissuto il suo primo mentore, Tommaso Temanza, e dove operavano amici come Canova e Selva. E, soprattutto, a Venezia restavano i capolavori dell’architetto che lui considerava come insuperato modello: Andrea Palladio. Jean-Arnaud Raymond, architetto pensionnaire a Roma, a tal proposito, scrisse a Temanza, nel 1772, che Quarenghi«né parla né vede che Palladio». Da qui la celebre frase, riportata da Francesco Lazzari nel 1835: «Vorrei pure prima di morire veder ancora una volta la Sagrestia della Carità, e il Redentore, che sempre ho presenti, e non ho ancor veduto nulla onde paragonarli; tanto sono sublimi e maestosi che nulla più». MaQuarenghi non farà mai né di Palladio, né di nessun altro degli “antichi maestri”, un idolo, adattando sempre il precetto “classico” alle necessità del suo tempo.