the playground project e i parchi gioco in Canton Ticino

a cura di Gabriela Burkhalter in collaborazione con Kunsthalle Zurigo e Pro Juventute

a cura di i2a istituto internazionale di architettura

9.05.2017 – 28.06.2017

un’icona dell’architettura, un materiale

laboratori per bambine e bambini dai 6 ai 9 anni

iscrizioni (minimo 12 partecipanti) a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.o al numero 091 996 13 87

costo 20 chf (incluso materiale e merenda)

sabato 13/20.05.2017, ore 15.00 – 17.00

Limonaia e Villa Saroli, viale S. Franscini 9, Lugano

i2a istituto internazionale di architettura Villa Saroli, viale S. Franscini 9, Lugano

 

la mostra. The Playground Projectè un archivio online e un progetto espositivo sulla storia internazionale dei parchi gioco. Nel 2013 fu mostrato per la prima volta al Carnegie Museum of Modern Art di Pittsburgh e da allora in diverse versioni nei musei sia in Svizzerachein altri paesi.Da martedì 9 maggio 2017 (con vernissage alle ore 18.30) e fino al 28 giugno 2017, i2a istituto internazionale di architettura offre uno scorcio sul progetto, in collaborazione con la Kunsthalle di Zurigo e con Pro Juventute. A Villa Saroli (Lugano), sede di i2a,vengono messe in mostra due Posizioni: Riccardo Dalisi, artista, architetto e attivista proveniente da Napoli e Group Ludic, un collettivo di architetti, artisti e designer francesi, entrambi attivi tra il 1968 e il 1974. A completare l'esposizione verranno proposti contributi di parchi gioco realizzati negli ultimi anni in Ticino. Intorno al parco giochi si incontrano concetti relativi all'apprendimento e all'infanzia, dalla creatività al controllo, dallo spazio pubblico all'opera d'arte. Lo sviluppo dei parchi gioco ha visto quattro principali periodi: all'inizio del XX secolo, quando i riformisti sociali tolsero dalle strade delle grandi città industriali europee ed americane i bambini "oziosi". Li portarono in luoghi sorvegliati e distinti per sesso in "sicurezza". Questi luoghi furono allestiti con audaci apparecchi ginnici in tubolari d'acciaio e legno. Nel 1930, in particolare nei paesi scandinavi, si diffuse l'idea che i ragazzi avrebbero dovuto preferibilmente giocare con materiali naturali. La creazione personale e creativa con acqua e sabbia guadagnò sempre più significato accanto alla prestazione ginnica. Negli anni '60, il decennio del fai-da-te e dell'autonomia, i cittadini e i genitori ripresero l'iniziativa. A questo punto in primo piano si pose la realizzazione autonoma nella comunità. Con gli anni '80 si concluse l'epoca delle utopie sociali e politiche, nei parchi gioco furono introdotte norme severe di sicurezza che fecero desistere molti formatori nell’applicarsi in questo settore. Gli anni 1930 e fino al 1960 si possono definire come un’epoca pionieristica per quanto riguarda la progettazione di spazi da gioco. Una seconda ondata è quella data dall'influsso del 1968, che diede stimolo alla volontà di formare e sperimentare. A questo "parco giochi sperimentale" è dedicata la mostra a Villa Saroli. Artisti, cittadini, collettivi o studenti attingono a questo passato, costruendo e gestendo parchi giochi autoprodotti o parchi avventura e organizzano temporanee azioni di guerrilla. Lo spazio pubblico acquisisce, dunque, un nuovo significato: diventa spazio di sperimentazione e interazione aldilà della scuola e della casa.