Verde Prato. Sperimentazioni urbane tra ecologia e riuso

Mostra a cura di Elisa Cristiana Cattaneo e Emilia Giorgi

dal 19 marzo all'11 aprile 2019

apertura: martedì 19 marzo, ore 18:00

Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, Prato

La mostra mette in scena il Piano Operativo del Comune di Prato e la molteplicità di operazioni e strategie attuate negli ultimi anni per la definizione del nuovo strumento sulle politiche urbane della città toscana. Un progetto sperimentale e innovativo, frutto di un intenso lavoro di équipe dell’Ufficio di Piano del Comune di Prato che vanta preziosi contributi di esperti di fama internazionale come l'architetto Stefano Boeri e lo scienziato Stefano Mancuso, solo per citarne alcuni. L’allestimento, progettato dal giovane collettivo milanese Fosbury Architecture, presenta, attraverso un sistema di ponteggi concepito come una macchina scenica, materiali eterogenei come disegni, mappe, elaborati progettuali, fotografie d’archivio e video. Un racconto che si sviluppa per testi e immagini seguendo il processo ideativo che mira a trasformare Prato in una città verde, europea e aperta, integrando il sistema della natura e quello del costruito. Oltre al focus tecnico sul piano urbanistico, l’esposizione propone un’installazione ideata per l’occasione da Stefano Mancuso, i progetti fotografici di Fernando Guerra, Maurizio Montagna e Delfino Sisto Legnani e una macchina robotica interattiva che permetterà al pubblico di navigare i numerosi ambiti di cui si compone il Piano. Completa la mostra un’area immaginata per incontrarsi e prendere parte a attività didattiche, conferenze e tavole rotonde, affinché la mostra diventi un luogo di dibattito, una piazza viva dentro il museo.

Il Piano Operativo di Prato è un innovativo documento di Pianificazione Urbanistica, redatto dall’Ufficio di Piano e adottato nel settembre 2018, che si muove a partire dalla grande esperienza trasmessa dalle elaborazioni dell’urbanista Bernardo Secchi, che ha lavorato al piano regolatore di Prato tra il 1993 e il 1996. Prato viene osservata nella sua dimensione metropolitana e portata a rilanciare il patrimonio manifatturiero e a rivalutare il patrimonio naturale, superando la divisione tra città e spazi agricoli. La sfida, condotta anche grazie a un ampio programma di partecipazione, Prato al Futuro - che ha coinvolto tutti i cittadini e portato professionisti del mondo della progettazione a dialogare con l’Amministrazione Comunale, con le parti interessate, con le associazioni - è quella di promuovere il riuso della città, riducendo il nuovo consumo di suolo, e mettere in campo un progetto di forestazione urbana, rispondendo con l’ecologia alle sfide globali del climate change e a quelle locali del benessere degli abitanti.

Prendendo avvio da questi obiettivi la mostra si snoda attraverso 3 aree tematiche: Ecology, Re-Use e Going Public. Nella sezione Ecology trova posto il programma di forestazione urbana ideato dalle due massime eccellenze della “rivoluzione ambientale”: l’architetto Stefano Boeri e lo scienziato Stefano Mancuso. Secondo Mancuso, "riqualificare con le piante è lo strumento più efficace per il miglioramento della qualità ambientale e sociale". Per questa ragione ha fatto di Prato un caso di studio, e ha lavorato con il suo team per censire il patrimonio arboreo della città e calcolarne i benefici per la cittadinanza. In modo complementare, Boeri ha prodotto un Action Plan per la Forestazione Urbana di Prato, con l’obiettivo di poter contare un albero per ogni abitante della città. Alla sezione è legata l’installazione site-specific Urban Jungle ideata da Stefano Mancuso, un insieme di ecosistemi confinati che evoca un ideale skyline cittadino come unica e enorme giungla urbana, al di là della tradizionale separazione tra costruito e natura. “Non soltanto lungo i viali, nei parchi, nelle aiuole, nei giardini, ma dovunque ci sia una superficie disponibile: strade, facciate, tetti, lì deve esserci una pianta”, afferma Mancuso.

  

Stefano Mancuso, Disegni preparatori per ecosistemi confinati, 2019.

Apre la sezione Re-Use un richiamo attraverso disegni e fotografie d’epoca all’esperienza del Laboratorio di Prato, condotto dal 1976 al 1978 dal regista Luca Ronconi con l’architetto Gae Aulenti: uno dei primi esperimenti di riuso delle strutture manifatturiere in vista di “Un teatro soprattutto agito, in funzione di un luogo diverso dalla sala teatrale”, come scrive Ronconi. Tema centrale del nuovo Piano Operativo è infatti la definizione di strategie di trasformazione del patrimonio edilizio esistente, in particolare dell’archeologia industriale nell’ambito delle aree urbane. Nella logica di delineare uno scenario di sviluppo sostenibile della città, il P.O. determina le modalità di intervento relative al riuso degli edifici, inserendoli nell’ambito di una visione di respiro più ampio sulla città che vede in Prato, la “città fabbrica”, uno dei luoghi paradigmatici a livello internazionale sulle pratiche di re-cycle, un contesto dinamico che può ambire a proporsi come distretto europeo “eco” d’eccellenza, attuando un processo di economia circolare.

 

     

Delfino Sisto Legnani, Prato, 2016. © Delfino Sisto Legnani.

La sezione Going Public, infine, prende avvio da alcuni scatti tratti dal progetto fotografico che Delfino Sisto Legnani ha condotto nel 2016, come parte dell’installazione Manufacturing Assemblages in Prato di Matilde Cassani alla Oslo Architecture Triennale, mostrando come le celebrazioni del Capodanno Cinese attraverso il centro storico e il distretto industriale diventino una spettacolare occasione di integrazione tra le diverse comunità presenti e la città. Il tema dello spazio pubblico e di una città a misura dei suoi cittadini è trasversale a tutto il Piano Operativo, e si interfaccia con tutte le tematiche affrontate dal Piano: dal progetto Cento Piazze a Riversibility, dalla tecnologia 5G (Prato è una delle cinque città italiane scelte per la sua sperimentazione), alla Smart Mobility. Prato concepisce quindi il proprio Piano Operativo nella logica di promuovere un’idea di città aperta, città dell’ospitalità globale accessibile ed usufruibile da tutte le categorie dei suoi abitanti. Si snodano lungo le pareti della galleria e avvolgono lo spazio espositivo come quinte scenografiche i progetti dedicati a Prato dei fotografi Fernando Guerra e Maurizio Montagna. Di Fernando Guerra si presenta in mostra una selezione dell’imponente indagine fotografica svolta dall’autore lisbonese alla fine del 2017 per interpretare la fase di trasformazione che la città sta attraversando, rivelando così la stratificazione del paesaggio e i molteplici tipi di città che Prato sta costruendo, con attenzione al riuso e alla rigenerazione del patrimonio manifatturiero.

 

    

Fernando Guerra, Città di Prato, 2017.

Immaginazione e futuro sono i due termini che, legati tra loro saldamente, costituiscono il punto di partenza e il punto di arrivo del progetto Paregon (2018) del fotografo milanese Maurizio Montagna. L’attenzione viene qui rivolta al mondo vegetale, le cui dinamiche sembrano suggerire la strada per un nuovo agire collettivo, mutando così dopo secoli di visione  antropocentrica le nostre coordinate prospettiche.

 

     

Maurizio Montagna, Paregon, 2018. © Maurizio Montagna.

Parte integrante della mostra è infine il palcoscenico ideato dai Fosbury per ospitare all’interno dello spazio espositivo conferenze, tavole rotonde e momenti di approfondimento sulle tematiche centrali del Piano Operativo, nell’ottica di partecipazione da sempre alla base di questo nuovo strumento di pianificazione urbanistica. Un oggetto che diventa playscape per i bambini e le attività educative promosse dal museo.

 

Biografie

Stefano Boeri (Milano 1956) è laureato in Architettura al Politecnico di Milano e successivamente ha conseguito il dottorato di ricerca in Pianificazione Territoriale all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Professore Ordinario di Urbanistica presso il Politecnico di Milano, ha insegnato come guest professor in diversi atenei internazionali, tra i quali l’Harvard Graduate School of Design di Cambridge, l’Istituto Strelka di Mosca, il Berlage Institute di Rotterdam e l’École Polytechnique Fédérale di Losanna. Dirige il Future City Lab della Tongji University di Shanghai, un programma dove si anticipa la mutazione delle metropoli planetarie. Da febbraio 2018 è Presidente della Fondazione La Triennale di Milano, che realizza mostre, conferenze ed eventi legati ad arte, design e architettura. Il lavoro di Stefano Boeri Architetti spazia dalla produzione di visioni urbane alla progettazione di architetture e spazi aperti, tra cui diversi waterfront, come Napoli, Trieste, Genova, La Maddalena, Doha, Marsiglia e Salonicco, con un costante focus sulle implicazioni geopolitiche e ambientali dei fenomeni urbani. L’attenzione al rapporto tra città e natura sfocia nell’ideazione del Bosco Verticale realizzato a Milano nel 2014, che è il primo prototipo di edificio residenziale sostenibile con facciate ricoperte di alberi e piante, modello di riforestazione metropolitana che concepisce la vegetazione come elemento essenziale dell’architettura.

Fosbury Architecture è un collettivo di ricerca e progettazione architettonica fondato nel 2013, con sede a Milano, Rotterdam e Amburgo. È composto da Giacomo Ardesio, Alessandro Bonizzoni, Nicola Campri, Veronica Caprino e Claudia Mainardi. Il lavoro di Fosbury Architecture è stato premiato in diversi concorsi internazionali, tra i quali Europan13, Leeuwarden; Museo Scienze Naturali, Torino; YAC, Bologna e Recycling Socialism, Tallinn Architecture Biennale. Il collettivo è stato il più giovane gruppo italiano selezionato a partecipare alla Biennale di Chicago 2017, Make New History. Fernando Guerra (Lisbona, 1970) è stato un pioniere nel modo di fotografare e divulgare l’architettura. Venti anni fa ha aperto il suo studio FG+SG assieme a suo fratello, ed entrambi sono in larga parte responsabili della diffusione dell’architettura portoghese contemporanea.

Fernando Guerra è un fotografo di architettura, architetto di formazione. Il suo sguardo si divide così tra due modi distinti di costruire il mondo, trovandosi nella posizione privilegiata di impersonare la metamorfosi del campo della fotografia, che mira alla creazione di immagini, per poi identificarsi, in parte, con il campo dell’architettura. I lavori di Fernando Guerra sono pubblicati su svariate testate nazionali e internazionali, su riviste come Casabella, Wallpaper*, Dwell, Icon, Domus e A+U, tra le altre. FG+SG collabora con vari studi di architettura portoghesi (Álvaro Siza, Carlos Castanheira, Manuel Mateus, Manuel Graça Dias, Gonçalo Byrne, ARX Portugal, João Luís Carrilho da Graça, Promontório Arquitectos) e internazionali (Márcio Kogan, Isay Weifeld, Arthur Casas, Zaha Hadid, Pei Cobb Freed & Partners). Nel 2012 è stato nominato Canon Explorer, assumendo il ruolo di ambasciatore europeo per Canon per quanto riguarda la fotografia di architettura.

Delfino Sisto Legnani nasce nel 1985 a Milano, dove vive e lavora. Dopo la laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano, inizia a lavorare come fotografo con alcune delle principali testate internazionali quali Domus, Abitare, Elle Decor, Vogue Italia, Apartamento, Mousse Magazine, Disegno, Pin-up Magazine, The New York Times, Repubblica e Corriere Della Sera. Spaziando tra la fotografia di reportage, quella di architettura e lo still life, il suo lavoro è stato premiato ed esposto in musei e istituzioni quali il Victoria & Albert Museum di Londra, La Triennale di Milano e in numerose gallerie e spazi espositivi quali Pomo Gallery (Milano, 2014), Il Crepaccio (Milano, 2014), MIA Art Fair (Milano, 2011). Nel 2012 e nel 2014 partecipa alla 13esima e 14esima Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Architettura di Venezia. Nel 2015 cura per la Fondazione Prada di Milano il progetto fotografico corale Fragments, sviluppato con lo studio OMA, per esplorare l’edificio di Rem Koolhaas per la sede della Fondazione. Nel 2017 fonda, con Giovanna Silva e Davide Giannella, MEGA, uno spazio indipendente dove trovano visibilità progetti artistici e culturali di difficile collocazione.

Scienziato di fama internazionale, Stefano Mancuso (1965) dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV) dell'Università degli studi di Firenze (www.linv.org). È membro fondatore dell'International Society for Plant Signaling & Behavior e accademico ordinario dell'Accademia dei Georgofili. È autore tra l'altro di Verde brillante, Uomini che amano le piante, Biodiversi, Plant Revolution, Botanica, L’incredibile viaggio delle piante, La nazione delle piante. Ha fondato la start up PNAT. Per la Triennale di Milano è curatore de La Nazione delle Piante.

Maurizio Montagna nasce nel 1964 a Milano, dove vive e lavora. Porta avanti la pratica fotografica da 20 anni, attraversando i campi dell’architettura e del paesaggio urbano. I suoi lavori sono stati esposti in musei e gallerie italiane e all’estero, tra cui la XXIV Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, la Triennale di Milano, Palazzo Te a Mantova, l’Istituto Nazionale per la Grafica e il Museo dell’Ara Pacis a Roma. Nel 2018 ha realizzato la sua prima installazione permanente, Billboard Site Specific 2018, per il progetto d’arte pubblica A Cielo Aperto curato da Bianco Valente a Latronico. Tra le sue pubblicazioni, oltre a vari progetti editoriali sull’architettura, figurano le monografie Albedo (2004) e Billboards (2008) - progetto, quest’ultimo, selezionato da Paris Photo.